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Boiz: Pain

In un mondo in cui i boiz non hanno diritti
solo l'opinione degli altri può frenare la mano

Novità

La trama di Boiz: Pain

Il mondo di Boiz.
Una realtà alternativa

La serie Boiz è ambientata in un presente alternativo, la cui storia si allontana dalla nostra ai primi dell’ottocento, quando nel mondo di Boiz iniziarono a venire al mondo sempre meno bambine, modificando così il tessuto stesso della società.
Nel giro di una singola generazione, molti giovani uomini si ritrovarono senza nessuno che si occupasse della casa, della spesa e di appagare i loro appetiti sessuali. 
Per sopperire a questi bisogni, oggi gli scapoli più abbienti si rivolgono ad aziende che allevano e vendono boiz, giovani ragazzi privi di diritti, il cui unico scopo è soddisfare i propri padroni.

Posso credere che mi voglia?
Posso sperare che mi ami?

Pain, dolore.
Sono le lacrime a far eccitare Maxwell, le urla, le suppliche.
Ciò che lui fa ai boiz va oltre il mero BSDM, tanto che neppure nei kink club esistono boiz che apprezzano ciò che lui fa loro.
L’idea di prendere un boi che lo odia e di farlo vivere nel terrore per anni gli è inconcepibile. Per questo, invece di comprarne uno proprio, si limita ad affitti brevi. 

Da anni, Jeremy ha una cotta per l’uomo misterioso che ha tenuto una lezione speciale nel suo collegio. In attesa del suo primo padrone, viene chiamato per essere proposto al Diavolo, l’unico padrone che nessun boiz desidera, il mostro che passa ogni tre mesi, prende un boi e lo segna a vita.

Per il Diavolo, amare significa proteggere,
e proteggere vuol dire allontanare l’altro da sé.

I protagonisti

Maxwell

L’aspetto dell’uomo (Maxwell) colpì Jeremy come un pugno allo stomaco. Non era bello nel senso classico del termine, o almeno non bellissimo, ma tutto il lui faceva ribollire Jeremy di desiderio. … Era abbastanza alto, forse quanto Jeremy stesso, e spallato. I capelli castano scuro erano corti e ricci, la carnagione olivastra, e una barba stile Hollywood gli velava la mascella quadrata. Freddi occhi verdi erano sormontati da sopracciglia spesse ma curate, e il naso romano aggiungeva ulteriore forza al suo volto. In accordo con il viso, il fisico era possente e la postura decisa. La voce, scoprì Jeremy, non era da meno.

Avvenente non era la parola giusta, pensò Maxwell. Nonostante il fisico scolpito e addominali che terminavano in una “v” perfetta, Jeremy aveva un che di delicato. Forse erano le labbra piene che sembravano fin troppo morbide, oppure le dita lunghe e sottili che Dio solo sapeva perché Maxwell avesse notato, o il modo in cui la luce sembrava riflettersi sul suo corpo creando una sorta di alone dorato. No, Jeremy non era semplicemente avvenente, era bello. Anzi, splendido.

I protagonisti

Jeremy

La collana

Al momento, la serie Boiz è composta da due volumi, di cui  Boiz: Pain è il secondo. Il primo, Boiz: Rebirth, segue la storia di Christian, il fratello di Maxwell, e Daniel, un boi di classe D segnato nel corpo e nello spirito daun passato ricco di traumi.

Iniziare dal primo volume non è essenziale ma lo raccomando poiché descrive meglio il mondo in cui la serie è ambientata.

Dove trovarlo

Boiz: Pain - Copertina

Potete trovare Boiz: Pain su Amazon (pulsante qui sotto), dove è possibile anche leggere un estratto.
È disponibile in ebook ed è compreso nell’abbonamento Kindle Unlimited.

Se intanto volete un piccolo assaggio, nello spoiler qui sotto potete trovare le prime pagine.

Boiz: Pain

La serie Boiz è ambientata in un presente alternativo in cui la compravendita di esseri umani è legale e atteggiamenti censurabili vengono considerati accettabili. Il comportamento dei personaggi va quindi contestualizzato.
In  questo romanzo, vengono menzionati abusi sessuali e violenza gratuita.

Leggere consapevolmente.

Buon divertimento!

 

PROLOGO 

Maggio 2016

Jeremy
I venti ragazzi entrarono nella stanza in una doppia fila ordinata e in totale silenzio, cosa alquanto atipica per un gruppo di diciottenni. Erano di varie etnie ma in qualche modo si somigliavano, essendo tutti alti, atletici e straordinariamente attraenti. E senza vestiti addosso. 
Ancora in silenzio, si sedettero a gambe incrociate sul marmo, davanti al basso palco che occupava un intero lato della sala altrimenti spoglia. Da dietro il podio in legno scuro, un uomo in giacca e cravatta li guardava arcigno, sfidandoli a fiatare. In fondo al palco, seminascosti dall’ombra, aspettavano altri due uomini con il loro boi.
Da dove era seduto, Jeremy non riusciva a vederli bene ma l’impressione generale era di potenza ruvida e brada. L’uomo più vicino al centro era quello meglio illuminato e Jeremy focalizzò la sua attenzione su di lui. 
Era una montagna, alto, massiccio e dall’aspetto pericoloso. Un serpente tatuato partiva dal collo e si srotolava fino a posare la testa triangolare sul cranio lucido – il contrasto tra il nero dell’inchiosto e la pelle quasi candida, lo rendeva ben visibile fin da dove Jeremy era seduto. La maggior parte del volto, invece, era coperta da una cespugliosa barba striata di grigio. I jeans strappati e la giacca di pelle nera aperta sul petto villoso rendevano la figura del tutto fuori luogo nei locali asettici del collegio della GDB.

Appena l’ultimo dei ragazzi ebbe preso posto, l’uomo dietro al podio, il signor Arnold Loomsday, si schiarì la voce e si avvicinò al microfono, che considerando la dimensione ridotta dell’ambiente era del tutto superfluo.
Loomsday doveva aver già ringraziato l’uomo in privato, o forse era più intimidito da lui di quanto desse a vedere, perché saltò a piè pari tutta la parte di benvenuto e iniziò il discorso rivolgendosi direttamente ai boiz seduti ai suoi piedi.
«Bene, ragazzi,» disse con cipiglio feroce, «oggi assisterete a una lezione tenuta da un ospite speciale, il signor Thomas Dean, e so che lo ascolterete in silenzio e con attenzione. In quanto futuri boiz di classe A, avrete la fortuna di venire acquisti da uomini dell’alta società e di vivere in case comode e accoglienti. È raro che boiz come voi vengano assegnati a lavori pesanti, e i vostri padroni saranno uomini istruiti e di classe, raramente proni ad atti di violenza ingiustificata. Data la vostra posizione privilegiata, ci si aspetta che siate i migliori in ogni campo, dalla cucina, alla cura della casa, al sesso. Per questo, a differenza dei vostri compagni meno avvenenti, siete ancora qui: per imparare a rendere felici vostri futuri padroni».
Il discorso era trito e ritrito e Jeremy lo aveva sentito più volte. 
Legalmente, i boiz erano considerati idonei al servizio solo dopo il compimento del dicottesimo anno, ma la stessa legge decretava anche che prima della maggiore età non potessero venir loro impartite lezioni pratiche sul sesso. Il risultato era che i boiz appartenenti alle classi dalla B alla D venivano venduti senza che avessero alcuna esperienza in campo sessuale, nonostante per molti di loro quello sarebbe stato uno dei doveri principali. Gli A e gli A+, però, erano talmente costosi che gli uomini che li acquistavano si aspettavano che fossero non solo obbedienti ed entusiasti, ma anche e soprattutto esperti. Per questo motivo le compagnie come la Gerald Dartmoor Boiz tenevano i ragazzi di classe superiore altri due anni prima di venderli, in modo da poter insegnare loro, oltre a cucina gourmet, arte, letteratura e danza, anche i modi migliori per soddisfare i loro padroni in camera da letto.
«La maggior parte dei vostri padroni» stava intanto dicendo il signor Loomsday, «prediligerà il sesso tradizionale ma, come abbiamo già detto in altre occasioni, alcuni uomini hanno desideri diversi. Il mese scorso abbiamo avuto come ospite il signor Raymond Weaver che vi ha parlato dei rapporti a tre e, insieme ai suoi ragazzi, vi ha mostrato vari modi in cui un boi può dare piacere a più uomini contemporaneamente. Oggi, invece, il signor Dean vi parlerà dell’impact play».
Perplesso, Jeremy guardò il suo miglior amico, seduto accanto a lui. 
«Il nome non mi convince affatto» sussurrò Larry.
«Magari è meno peggio di come sembra.»
Avendo già rischiato abbastanza con quel breve scambio sussurrato, i due ragazzi tornarono a guardare il palco dove il signor Loomsday stava lasciando il posto all’uomo con la giacca di pelle.

«Quelli tra voi che hanno già sentito parlare di impact play,» iniziò il signor Dean senza preamboli o introduzioni, «quasi certamente ne hanno una concezione errata. Sì, l’impact play consiste in gran parte del colpire il boi con il quale si fa sesso, ma mai in preda all’ira e sempre con un controllo assoluto da parte del padrone. Il più delle volte chi lo pratica si limita a sculacciate date a mano aperta, più o meno forti, e all’utilizzo di paddle simili a quelli che usano i vostri professori quando vi comportate male, con la sola differenza che i nostri sono più vari sia per forma che per materiale».
Il signor Dean proseguì elencando le possibili posizioni che i boiz potevano essere chiamati ad assumere – ovvero sdraiati sulle ginocchia del padrone, appoggiati ad un muro o a un mobile, oppure legati a una panca imbottita o a uno degli altri attrezzi che gli scapoli dell’alta società teneva nelle loro “stanze dei giochi” – e i generi di reazioni che i diversi padroni apprezzavano. 
Parlava in maniera chiara e pacata ma la sua calma non bastò a tranquillizzare il giovane pubblico, e quando spiegò che le sessioni, che di norma terminavano con l’atto sessuale, potevano avere durate differenti ed essere più o meno dolorose, a seconda delle preferenze del dom, Larry prese la mano di Jeremy e la strinse forte. 
«Se mi becco un padrone così, giuro che mi ammazzo» sussurrò il ragazzo con un brivido.
Jeremy non rispose: i brividi che sentiva lungo la schiena avevano un’origine ben diversa, e quando il signor Dean fece cenno al suo boi di raggiungerlo in centro al palco e di portare una sedia, Jeremy si sporse in avanti col fiato in gola.

La dimostrazione consistette in una sculacciata data al boi mentre questi era disteso sulle ginocchia del padrone – il quale fece notare come il ragazzo, Richard, fosse visibilmente eccitato –, e che terminò quando il culo di Richard ebbe assunto “una splendida tonalità di rosso”. 
Una volta soddisfatto del colore, il signor Thomas disse al suo boi di alzarsi e lo fece mettere in posizione appoggiato alla sedia, piegato a novanta, con le braccia tese ancorate allo schienale e le gambe dritte leggermente divaricate. Prese un paddle di pelle nera che teneva agganciato alla cintura e diede il primo colpo. 
Nel silenzio della stanza, il suono sembrò uno sparo, e parecchi ragazzi sussultarono. Sussultò anche Jeremy, eppure non riuscì a staccare lo sguardo dalla scena. 
Al terzo colpo, a Richard scappò un grugnito di dolore, e al sesto cominciò a piangere.
Al decimo, il signor Dean si fermò e, dopo aver spiegato che il boi era stato preparato e lubrificato in precedenza, si aprì i pantaloni e lo prese con affondi ritmati e potenti. 
Lo schiaffeggiare della sua carne contro il culo rosso del ragazzo era forte quasi quanto i colpi del paddle e Jeremy dovette concentrarsi sull’ultimo compito di algebra per riuscire a tenere a bada l’erezione incombente.  
Pochi minuti dopo, il signor Dean venne con un grugnito e, con stupore dei ragazzi seduti a guardare, Richard lo seguì a ruota. 

La dimostrazione pareva finita, eppure mentre il signor Dean si abbottonava i pantaloni e faceva alzare il boi, il signor Loomsday non accennò a tornare verso il podio. Solo allora Jeremy si rese conto che il secondo uomo, che fino ad allora era rimasto in disparte, aveva lasciato la sua postazione all’ombra per venire verso di loro. 
L’aspetto dell’uomo colpì Jeremy come un pugno allo stomaco. 
Non era bello nel senso classico del termine, o almeno non bellissimo, ma tutto il lui faceva ribollire Jeremy di desiderio. Era una sensazione strana, alla quale non era abituato. 
Al contrario di Larry, che aveva un’ossessione per Henry Cavill e avrebbe “dato un rene” per una notte con Liam Hemsworth, a Jeremy capitava di trovare un attore attraente o sexy ma non si era mai fissato con nessuno in particolare. 
L’uomo, che ignorando podio e microfono si stava avvicinando al fronte del palco, sembrava deciso a cambiare quella situazione. 
Era abbastanza alto, forse quanto Jeremy stesso, e spallato. I capelli castano scuro erano corti e ricci, la carnagione olivastra, e una barba stile Hollywood gli velava la mascella quadrata. Freddi occhi verdi erano sormontati da sopracciglia spesse ma curate, e il naso romano aggiungeva ulteriore forza al suo volto. In accordo con il viso, il fisico era possente e la postura decisa.
La voce, scoprì Jeremy, non era da meno.

«Bene, avete ascoltato il signor Dean e visto la sua dimostrazione» disse. «È uno dei migliori dom che io abbia mai conosciuto e voglio che teniate bene a mente ognuna delle sue parole, cominciando da quando ha parlato di controllo e preparazione. È raro che durante una scena un boi rimanga ferito o peggio, e se succede è perché l’impact play, spesso unito al BDSM, è praticato da qualcuno che non sa cosa sta facendo. Per questo è essenziale che gli uomini che amano l’impact e il BDSM si prendano tempo per imparare, prima di dirigere una scena, e che inizino sempre sotto la supervisione di un dom più esperto. Soprattutto se, come me, prediligono esperienze ben più intense di quella alla quale avete assistito.»
«Più intense?» sussurrò Larry. «Nel senso di più dolorose?»
«Sì» disse l’uomo guardandolo fisso. «Molto più dolorose.»
Larry, il cui bisbiglio era stato inteso per Jeremy soltanto, si mosse a disagio e lanciò un’occhiata al signor Loomsday. Jeremy fece altrettanto: lo sguardo del loro responsabile prometteva che la serata, per Larry, sarebbe stata abbastanza ricca di dolore da soddisfare ogni sua curiosità. 
L’ospite, di cui Jeremy si rese conto di non conoscere il nome, aveva smesso di parlare per assistere allo scambio silenzioso con un mezzo sorriso divertito e un sopracciglio alzato.
Si schiarì la gola e continuò.
«Come dicevo, il signor Dean vi ha mostrato le basi dell’impact play. Una versione dolce, per così dire. Molti uomini liberi si divertono ad arrossare un bel culo, una volta ogni tanto, e l’unica differenza tra ciò che fanno loro e a quello che vi ha mostrato Tom, è il fatto che Tom si diverte così ogni volta che fa sesso, e che le sue sculacciate durano un po’ più a lungo del normale. Sono certo che un padrone come lui non sarebbe un vero problema per nessuno di voi.»
Lasciò passare un paio di battiti di cuore prima di proseguire.
«Se Tom mi ha chiesto di accompagnarlo qui, oggi, è per parlarvi di quello che invece piace a me.»
Quello che piace a me, cinque semplici parole che resero anche la C in algebra insufficiente per contrastare l’eccitazione crescente di Jeremy. 
«Ci sono uomini,» riprese, «che amano portare i loro boiz al limite di ciò che essi pensano di poter sopportare, per poi spingerli oltre, fin dove il dom sa che i ragazzi possono arrivare. Questo si può ottenere con paddling più prolungati, certo, ma più spesso si utilizzano altri strumenti. La cinghia o la canna sulle natiche e il retro delle cosce, il flagello su tutto il corpo e, se si è capaci di dosare i colpi alla perfezione, persino la frusta».
A destra di Jeremy, forse nella fila dietro, qualcuno singhiozzò, e Larry quasi gli stritolò la mano. 
«Oltre all’impact play vero e proprio, chi ama le lacrime a volte di diverte anche con la cera bollente o con l’ausilio di aghi, entrambe cose che, in questa fase della mia vita, non mi attraggono. Ci sono invece altri oggettini che amo di più, ma di cui mi è stato detto che parlerete in una lezione dedicata. Per qualche motivo, una dimostrazione di ciò di cui parlo è stata considerata troppo per dei fiorellini alle prima armi come voi quindi, prima di lasciarvi ai vostri piagnistei, vorrei solo aggiungere che la vera sottomissione spesso implica anche una buona dose di umiliazione, e ancora una volta sta al dom capire quali bottoni premere per ottenere il massimo dal proprio boi. E tranquillo, pel di carota,» disse fissando un boi pallido come un cencio seduto in prima fila, «sebbene io compia i trent’anni solo tra qualche mese, e anche se penso di aspettare un po’ a prendermi un boi personale, quando tu verrai messo in vendita ne avrò già comprato uno da un pezzo, quindi puoi asciugarti gli occhi e dormire sonni tranquilli.»
Il ragazzo sul quale l’uomo si era focalizzato divenne rosso come i suoi capelli, tirò su col naso e abbasso la testa talmente tanto da rischiare di perforarsi lo sterno con il mento. Arrossì anche Jeremy, sebbene non ne capisse il motivo. L’uomo era magnetico, certo, ma ciò che aveva detto avrebbe dovuto terrorizzarlo. Invece non era così, o almeno non del tutto. In realtà, finché non aveva parlato di umiliazione, Jeremy era stato decisamente interessato sia a lui che a ciò che prometteva.