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L’Amuleto dell’Uno

All'ombra del diavolo
nascerà il potere più grande

La trama di L’Amuleto dell’Uno

Romance, avventura e magia in un mondo fantasy mai visto prima

Ryan Strongwill ha attraversato il deserto per trovare la sua futura sposa e mettere fine a secoli di guerra tra Dartica e Kashbeth ma nell’oasi dove i due dovrebbero incontrarsi, al posto di Myrceija compare un uomo che si presenta come Lamar Kaidana. Peccato che il principe Lamar fosse morto otto anni prima in una frana.

La storia di Lamar, fatta di streghe, magia e identità celate, è inverosimile e al tempo stesso impossibile da confutare.
La vita di Ryan pare sgretolarsi, la pace diventa un sogno, la logica cede spazio all’istinto e il tocco delicato di Lamar distrugge ogni certezza.

Nel frattempo, in Kashbeth, l’inaspettata comparsa di Lamar mette in dubbio la linea di successione al trono e qualcuno di molto potente invia un assassino per uccidere l’impostore.
Nonostante le crescenti incomprensioni, Ryan non esita a frapporsi tra l’uomo che ama e la quadrella che lo avrebbe ucciso. Solo il potere dell’Amuleto dell’Uno che Lamar porta sempre al collo riesce a vincere la morte, unendoli in una spirale destinata a condurli alla follia.

Due uomini legati da una profezia antica quanto il tempo.
Un amuleto in grado di salvarli o condurli alla pazzia.
Un viaggio che decreterà il futuro dei Regni in Cerchio.

I protagonisti

Lamar e Ryan

«Adesso che non devo fingere,» dice facendo oscillare la lunga coda che gli scende lungo la schiena e lanciandola sulla spalla con un movimento della testa, «direi che i capelli lunghi non mi servono più. Che ne dici se entro e mi faccio fare un taglio un po’ più maschile, come Ray?»
Come Ray’Hesh?
Lamar ha i lineamenti più perfetti che io abbia mai visto, sono sicuro che starebbe da favola con il taglio tipico del Kashbeth, rasato ai lati con la cresta che finisce a punta sul davanti, solo che io lo adoro così com’è. Adoro passare le mani fra i suoi capelli, adoro come mi sfiorano il petto quando si sdraia sopra di me e mi bacia delicato, adoro come quella cortina di seta nera scivola sulla mia pelle quando mi succhia i capezzoli per poi scendere più in basso…
«Certo, ottima idea» rispondo con un sorriso flebile.

Ryan mi ha stregato nel momento stesso in cui sono sceso da quel malnato baldacchino. Ha un misto di forza e dolcezza impossibile da ignorare, un po’ come spada che mi punta al petto e gli occhi che mi scavano l’anima.

Curiosità

Lamar, che all’epoca si chiamava Kael, è stato il primo personaggio, colui che mi ha convinta a scrivere. L’ho visto uscire da dietro le palme dell’oasi e presentarsi a Ryan, e a me, ma la sua storia era ancora nebulosa, e io non ero pronta a raccontarla. Col tempo Kael si è trasformato, è diventato più freddo e autoritario,  si è trasferito nel presente e ha incontrato Axel. Ed è nato Stelle Gemelle.
Il principe del deserto, però, era ancora in attesa, e quando sono tornata a trovarlo mi ha rivolto un sorriso divertito e mi ha rivelato il suo vero nome. 

Buona lettura!

Dove trovarlo

Potete trovare L’Amuleto dell’Uno su Amazon (pulsante qui sotto), dove è possibile anche leggere un estratto.
È disponibile in ebook ed è compreso nell’abbonamento Kindle Unlimited.

Mappa dei regni in cerchio

Se intanto volete un piccolo assaggio, nello spoiler qui sotto potete trovare le prime pagine.

L’Amuleto dell’Uno

Parte Prima

Quando l’uomo del Nord
muoverà verso Sud,
il suo destino verrà svelato
e all’ombra del diavolo
nascerà il potere più grande.

Capitolo 1 – Ryan
La sposa

Oro. Onda su onda di dune d’oro dai riflessi blu fin dove l’occhio può vedere.
Mi lascio cadere a terra e raccolgo una manciata di granelli fini come lo zucchero più pregiato. La sabbia scivola tra le dita e i minuscoli frammenti di quarzo azzurro brillano al sole.
Il mio sguardo va alla deriva, attratto dall’unico punto di riferimento in questa distesa infuocata. Là, in lontananza, si ergono i Denti del Diavolo, immensi e minacciosi speroni di roccia nera che sorgono dal nulla come artigli protesi a ghermire il cielo. O forse come le zanne infernali dalle quali prendono il nome. La vastità che li circonda rende difficile stabilirne l’effettiva mole ma è facile intuire che sono ben più alti di dieci palazzi uno sull’altro. Credo siano cinque o sei pinnacoli, magari anche sette, tutti raggruppati in un’area vagamente circolare, così vicini gli uni agli altri che paiono quasi toccarsi.
Migliaia di anni fa dovevano essere depositi di pietra nera sepolti nel cuore di un’antica montagna. Il tempo e il vento hanno sgretolato i monti per formare questo immenso deserto ma nemmeno le ineluttabili forze della natura sono riuscite ad avere la meglio sulla magia che pervade la pietra nera.
Alle mie spalle, al limitare dell’oasi, ferve l’attività. Gli uomini scherzano tra loro mentre montano le ultime tende e finiscono di organizzare il campo. Ray’Hesh, la nostra guida, ha condotto gli animali ad abbeverarsi alla pozza, le ragazze sono andate in cerca della sorgente per togliersi la polvere di dosso e, se lo conosco almeno un po’, Mark avrà trovato una scusa per fare un giro da quelle parti.
Non sono il tipo che approfitta della sua posizione per far lavorare gli altri e anche se dopo mesi di viaggio tutti sanno cosa fare, di norma sarei lì ad aiutarli a issare pali e a ridere con loro.
Oggi non me la sento.
Col cuore pesante torno a concentrarmi sull’orizzonte.
Sono pronto. Certo che lo sono. Perché non dovrei?
Ho avuto mesi per prepararmi, per abituarmi a una decisione che ho contribuito a prendere e della quale non mi sono mai pentito.
Da che mondo è mondo i nobili si sposano per motivi politici, potere o ricchezza – e spesso le tre cose coincidono – quindi che probabilità avevo di potermi scegliere la moglie?
Risposta: nessuna.
Lo so perché ci ho provato. Tre anni fa ho supplicato mio padre di lasciarmi sposare Elizabeth Silk ma non c’è stato nulla da fare: la figlia di un mercante, per quanto benestante, non è abbastanza altolocata per l’erede al trono di Dartica.
Oggi Lizzy ha un marito grassoccio e due gemelli, io invece sono qui, in mezzo al deserto, ad aspettare l’arrivo della donna con la quale passerò il resto della vita.
La principessa Myrceija del Kashbeth, un delicato fiore del deserto che ha capelli come seta, labbra morbide e delicate come petali di rosa rossa e occhi come… Tiro fuori la lettera spiegazzata che tengo in tasca e scorro le righe. Ah, sì, stelle lucenti.
I casi sono due: o tutte le nobildonne si somigliano in modo impressionante, o queste “lettere di presentazione” esagerano un tantino nel dipingerne le virtù.
Vado avanti a leggere. Alle descrizione fisica seguono i passatempi preferiti. La mia promessa ama ricamare, passeggiare in giardino e suonare l’arpa. E leggere.
Questo dettaglio mi intriga, è qualcosa di diverso dal solito che denota una certa personalità.
«Ehi, coglione!»
Sobbalzo e il cuore mi schizza in gola. Si può morire d’infarto a ventisette anni? Perché ci sono andato parecchio vicino.
A quanto pare, Mark non era andato alla sorgente. In fondo è comprensibile, da quando siamo in viaggio ha avuto parecchie occasioni di vedere Cora e Ellena senza vestiti, e anche da molto vicino.
Portarci dietro un paio di prostitute è stata una sua idea, ovviamente, ma devo dire che ci ha visto giusto. Senza di loro ad alleviare la tensione, a quest’ora, tra caldo, sete e marce forzate, i soldati si sarebbero già scannati a vicenda, invece grazie alle nostre amiche l’atmosfera è quella goliardica e scanzonata di una battuta di caccia. I primi giorni gli uomini si sono comportati come un branco di cani attorno a due ossa, ma quando ho minacciato di rispedire indietro le ragazze si sono organizzati. Mi pare abbiano fissato dei turni, un giorno sì e due no o qualcosa del genere. Io di sicuro non mi ci attengo: scopare ogni volta che mi aggrada è uno degli indiscussi privilegi legati al mio rango.
Almeno lo era fino a ieri, oggi cambierà tutto.

Rivolgo l’attenzione al più letale guerriero di Dartica nonché mio miglior amico.
«Ti pare questo il modo di rivolgerti al tuo principe?» chiedo alzando gli occhi verso di lui.
«E sua altezza reale si rende conto che in questo schifo di posto sedersi per terra vuol dire passare il resto della settimana a togliersi sabbia dalle mutande?»
Gli rivolgo un mezzo sorriso, di più non riesco.
«Allora, che si fa,» mi chiede con tono di sfida, «ordino agli uomini di sbaraccare e ce ne filiamo a casa?»
Okay, questa volta il sorriso è meno tirato. «Esagerato. Non sto mica andando al patibolo».
Mi alzo e sbatto le mani sui pantaloni cercando di darmi una ripulita. Ancora una volta Mark aveva ragione: ho sabbia ovunque.
«Il matrimonio è la tomba dell’amore» sentenzia scuotendo la testa con aria desolata.
«Dai, poteva andarmi peggio, le donne kashbethesi sono famose per essere le più belle di tutti i Regni in Cerchio. Sensuali, spregiudicate, amanti fantasiose, …»
«Quelle sono le meretrici kashbethesi, Ryan. Le ragazze di buona famiglia sono le più caste e noiose del Disco».
Grazie Mark, adesso sì che il futuro mi sorride. E dire che non conosce la parte peggiore.

Quando mio padre e Re Hamonis hanno concordato queste nozze, hanno definito ogni dettaglio: la dote, gli equilibri politici, il luogo dell’incontro e la data del matrimonio… L’unica cosa che nessuno dei due ha menzionato è il piccolo segretuccio di Myrceija.
Otto anni fa, durante la frana che è costata la vita a suo fratello Lamar, la principessa è stata ferita gravemente. È rimasta priva di sensi per giorni e neppure i medici sapevano se avrebbe mai riaperto gli occhi. Per evitare che morisse, la strega di corte la nutriva con la magia, e con gioia dell’intero Kashbeth, dopo quasi un mese di preghiere e offerte agli Dei, si è risvegliata.
Secondo i comunicati ufficiali si era ripresa del tutto, eppure da allora vive chiusa in un palazzo di campagna dal quale non esce mai. Non ha contatti con nessuno, nemmeno con i familiari più stretti, e nessuno l’ha più vista senza il velo.
Perché?
È una domanda che si sono posti in tanti, del tutto legittima mi pare, ma una a cui suo padre non ha mai voluto rispondere.
Tutte le notizie, anche le più scabrose, col tempo vengono superate, dimenticate, ma all’epoca si vociferava che il terribile incidente l’avesse segnata sia fisicamente che mentalmente. Ogni mercante o viaggiatore di ritorno dal Kashbeth asseriva di conoscere la verità circa le sue condizioni, peccato che le versioni raramente collimassero. Alcuni giuravano che la principessa fosse rimasta orribilmente sfregiata e non osasse farsi vedere in pubblico, altri erano convinti che le settimane di coma le avessero danneggiato il cervello lasciandola a malapena in grado di parlare. L’ipotesi più accreditata affermava che la morte del fratello l’avesse privata del lume della ragione e che passasse le ore al buio a urlare, piangere e supplicare il fantasma del gemello morto di tornare da lei.
A sentire mio padre sarebbero tutte dicerie: se davvero la principessa avesse dei problemi, offrirmela in sposa sarebbe un’offesa talmente grave da portare a una nuova guerra invece che alla pace tanto agognata da entrambi i regni.
Quando ne abbiamo parlato mi era parso un discorso sensato, tanto da farmi accettare il matrimonio, ma ultimamente ho avuto parecchio tempo per riflettere e non ne sono più così certo. Re Hamonis non è mai stato un pacifista, piuttosto è famoso per essere un brillante stratega e un manipolatore privo di scrupoli.
Se una volta incontrata Myrceija fossi io a rifiutarla, lui sarebbe costretto a vendicare l’onore della figlia. Avrebbe la scusa perfetta per attaccare la Dartica senza inimicarsi gli altri regni.
E non solo. Oltre al movente avrebbe anche l’effetto sorpresa – mio padre sta organizzando un matrimonio, non una guerra –, il supporto del popolo oltraggiato per l’offesa arrecata alla sua principessa, e, come bonus, l’erede al trono di Dartica (cioè io) a portata di lama.
No, rifiutarla sarebbe un passo falso. A prescindere da come sia la ragazza, la sposerò. È la cosa giusta da fare non solo per il mio Paese ma anche per lei: se la poveretta è stata investita da una frana non è certo colpa sua e di sicuro non merita di essere umiliata per questo.
Detto ciò, suppongo di potermi abituare a cicatrici più o meno estese, ma spero davvero che la mia sposina sia a posto con la testa.

Mark mi appioppa una pacca sulla spalla: «Su con la vita! Ci sono sempre Cora, Ellena e tutte le loro amiche!»
«Ne abbiamo già parlato…»
«Devo essere fedele, si tratta di rispetto, è un giuramento sacro, bla bla, bla bla, sì, me lo ricordo. E continua e essere una cazzata di proporzioni epiche».
Abbastanza alto, spallato, con i capelli tagliati cortissimi, la mascella squadrata e occhi di ghiaccio che scintillano ogni volta che sorride, Mark è il sogno di ogni donna. Almeno finché non apre bocca.
«Non hai un minimo di considerazione per il gentil sesso, vero?» dico mentre metà camminando e metà scivolando comincio a scendere la duna. Tanto ho capito che il mio momento di solitudine e profonde riflessioni è andato a farsi benedire.
Mark pare sconvolto da una così infame accusa e per dimostrarlo resta immobile sul crinale con la bocca aperta e gli occhi sbarrati, poi, vedendo che non gli do soddisfazione, corre per raggiungermi. La voce fintamente offesa rischia di incrinare il mio contegno sussiegoso. «Considerazione? Certo che sì! Anzi, stimo le donne talmente tanto da essere convinto che debbano essere libere di fare tutto ciò che vogliono. Se poi scelgono di farsi me, chi sono io per impedirglielo?»
Sogghigno. «Vero. Ma ormai dovresti sapere che quelle che scelgono te lo fanno solo perché non mi hanno ancora incontrato».
«Seh, ti piacerebbe! Vedi di ricordarti chi è il maestro, pivello. E comunque scendi dal piedistallo da santarellino: se c’è qualcuno che si è portato a letto più donne di me, quello sei tu». Poi si rende conto di ciò che ha detto e aggiusta il tiro: «Beh, non davvero di più, ma ti avvicini abbastanza, per essere un finocchietto di sangue blu».

Torniamo al campo scambiandoci le solite battute: la competizione fra noi va avanti da quando mi sono fatto la prima ragazzina a quattordici anni, un anno buono dopo la prima conquista di Mark. Ma bisogna considerare che lui ha due anni più di me.
«Sai che scherzo vero?» mi apostrofa appena prima di arrivare al campo. «Sulla questione matrimonio, intendo. Sei fatto per quel genere di vita, Ryan. Lei sarà meravigliosa e tu schifosamente felice».
Annuisco, forse ha ragione. Il mio momento di pessimismo è passato.