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Stelle Gemelle

Quixote Editore

La trama di Stelle Gemelle

Come stelle gemelle, Kael e Axel gravitano l'uno intorno all'altro, convinti di dover stare lontani ma incapaci di farlo.

Kael, sarcastico, arrogante, forse un po’ stronzo, porta il peso di un passato difficile che gli ha lasciato ferite profonde e forse insanabili. Solo, convinto di non saper amare e di non essere degno di amore, Kael allontana tutti, sempre. Ma Axel è diverso, per quanto lui lo ferisca, il ragazzo non scappa.
È troppo tardi per imparare a fidarsi?

Axel, responsabile, posato e sensibile, non ha mai fatto coming-out, ma quando Kael irrompe nella sua vita si trova nel mezzo di una tempesta alla quale non riesce a resistere. 
L’uomoè complesso, autoritario, a volte quasi crudele. Ogni logica consiglia di lasciarlo perdere ma l’istinto urla che in quel duo bronzeo c’è di più di quello che appare.
Per una volta Axel sceglierà di rischiare?
Sarà abbastanza forte per accettare la maschera di Kael?

Kael, protagonista del romanzo rosa m/m Stelle Gemelle di Alessandra Prina

I protagonisti

Kael e Axel

Kael si guardò allo specchio e legò i lunghi capelli neri nella solita coda bassa. Era alto e magro, la pelle di un insolito colore ambrato metteva in risalto i muscoli ben definiti, le spalle larghe e i fianchi stretti. Il retaggio gaelico di sua madre, oltre al nome, gli aveva regalato gli occhi verde smeraldo che incantavano le sue prede mentre il portamento orgoglioso rendeva chiaro che era abituato a ottenere qualsiasi cosa volesse. Era un uomo dalla bellezza fuori dal comune e con un fascino sensuale, e ne era perfettamente consapevole.

Il ragazzo (Axel) aveva la pelle d’alabastro e capelli neri con incredibili sfumature viola portati un po’ troppo lunghi. Una ciocca gli ricadeva sulla fronte in modo incredibilmente sexy. Era alto, quasi quanto lui, e poco più magro.
Si avvicinò per guardarlo meglio. Aveva occhi profondi, castano dorati, ciglia che parevano quasi allungate col mascara e una bocca che chiedeva di essere baciata. Ancora più importante era il suo modo di muoversi: quel ragazzo non era abituato a essere al centro dell’attenzione, sembrava cercare l’ombra come a volersi nascondere.

Curiosità

Ho apprezzato molto lavorare con l’editor della Quixote che mi ha fatto notare i punti in cui c’era da migliore qualcosa o i salti logici che nella mia mente erano chiari ma che il lettore poteva far fatica a cogliere, e avrei di certo proposto loro altri romanzi se non fosse stato per la copertina.
Il ragazzo che hanno scelto non somiglia per nulla né ad Axel né a Kael, e la posa non rispecchia l’anima della storia. Sì, vi è un momento in cui Axel è disperato e depresso, ma i protagonisti di Stelle Gemelle sono due uomini decisi e coraggiosi, che non si lasciano fermare dalla vita.  
Qui sotto, a destra, vi propongo quindi, un’alternativa con i “veri” Kael e Axel.

Buona lettura!

Dove trovarlo

Copertina di Stelle Gemelle di Alessandra Prina

Potete trovare Forse Posso su Amazon (pulsante qui sotto), dove è possibile anche leggere un estratto.
È disponibile in paperback e ebook ed è compreso nell’abbonamento Kindle Unlimited.

Copertina alternativa di Stelle Gemelle di Alessandra Prina

Se intanto volete un piccolo assaggio, nello spoiler qui sotto potete trovare le prime pagine.

Stelle Gemelle

Capitolo 1

Axel

Non di nuovo! Perché ogni volta che andava via per il weekend finiva così? Quando dava una festa, Dorn perdeva ogni freno.
Axel si fermò sul marciapiedi di fronte a casa e guardò i lampeggianti blu e rossi. Un gruppetto di universitari, evidentemente alticci, scendeva le scale della metro, fra spintoni e risate. Due ragazze vestite, anzi svestite, in maniera succinta, stavano uscendo dal portone con passo malfermo. La rossa con i boccoli, gli pareva di averla già vista una o due volte, mentre la brunetta vestita di pelle era una new-entry. Pochi secondi dopo, Henry, uno dei compagni di corso di Dorn, uscì di corsa e raggiunse la rossa.
Chantal, ecco come si chiamava.
Lo vide prenderla sotto braccio e bisbigliarle qualcosa all’orecchio. La ragazza rise e fece cenno all’amica. Pochi secondi dopo stavano salendo entrambe nella volvo di Henry.

Axel sospirò, attraversò la strada e salì le scale fino al secondo piano. Come da copione Dorn, con i ricci castani più spettinati del solito, era sulla porta intento a discutere con un agente. Axel notò che l’amico si era scordato di allacciare il bottone dei jeans. Rick, l’altro coinquilino, era appoggiato al muro in silenzio e si limitava ad annuire ogni tanto.
Appena lo vide, Dorn parve afflosciarsi. «Axel… sei già di ritorno.»
«Come vedi…»
Mentre Axel cercava di calmare la poliziotta, spergiurando che la prossima volta avrebbero tenuto la musica molto più bassa e che non avrebbero organizzato feste oltre la mezzanotte, un secondo agente uscì dal bagno scuotendo la testa.
«Sono puliti,» decretò.
L’assenza di stupefacenti e il contegno pacato di Axel parvero tranquillizzare la donna che si limitò a una multa e una reprimenda.
Appena si chiuse la porta, Rick si eclissò e cominciò a riordinare l’appartamento che, per inciso, era in uno stato pietoso. Bicchieri e bottiglie dappertutto, bevande rovesciate, briciole di patatine e pop-corn su ogni superficie. C’erano anche cocci di… qualcosa accanto alla finestra e macchie bianchicce alquanto sospette sul divano.
Dorn lo guardò con un sorriso e un’alzata di spalle. «Sai com’è quando ci si diverte.»
«No, non lo so. Spiegamelo tu,» rispose Axel duro.
«Dai amico, solo perché sei una noia mortale…»
Axel attese impassibile.
Dorn si mosse a disagio sotto il suo sguardo severo. «Sei peggio di mio padre. Ho invitato qualche compagno di corso, Henry, Mark, Stephan e le ragazze. Devono aver fatto girare la voce e sono arrivati altri. Non potevo mica mandarli via, no?»
«Certo che no, sarebbe stato veramente scortese non far entrare sconosciuti in casa all’una di notte.»
«Sì, beh, comunque Mark aveva un barilotto di birra, Stephan ha portato un paio di bottiglie, abbiamo messo su un po’ di musica e niente, così…»
«Così un accidenti. Va bene un bicchiere o due, ma cazzo, guardati intorno.»
«Ti prego, non urlare, ho la testa a pezzi,» disse Dorn girandosi a controllare. «In effetti è un po’ peggio di come ricordassi… Hai idea di cosa fosse quello?» aggiunse, indicando i cocci.
«Era la tua statuina autografata di Lamù!» gridò Rick dalla cucina.
«Porc… okay, okay, abbiamo esagerato. Ma mi vuoi bene lo stesso vero?»
«Talmente tanto che prima o poi ti ucciderò,» rise Axel. Era impossibile restare arrabbiati con quel cretino per più di cinque minuti. «Dai, Casanova, diamo una mano a Rick e poi a letto.»

 

***

 

La mattina, il sole brillava radioso e, con un pizzico di sadismo, Axel pensò che quella splendida luminosità di primavera avrebbe fatto faville al dopo sbornia di Dorn. Si fece una rapida doccia e infilò un maglione di cotone con lo scollo a V e un paio di jeans slavati e aderenti. Aggiunse l’orecchino e la collana con la piuma d’argento e tornò in cucina.

Rick si era appena alzato e si stava trascinando in uno stato di quasi-coma verso il frigorifero. Dopo aver bevuto un lungo sorso di spremuta direttamente dal cartone, scosse la testa e si diresse verso il bancone. «Axel, eccoti qui. Buongiorno, amico.»
«Rick. Oggi hai anche tu la prima ora?»
«Nah, terza. Questo weekend non abbiamo combinato niente e mi tocca finire adesso la relazione di fisica.»
Alle otto e mezza Dorn ancora non era emerso. A volte Axel si sentiva come un babysitter. Si alzò con un sospiro, percorse il corridoio con passi troppo pesanti e bussò alla porta dell’amico: «Sveglia Do! Dobbiamo essere all’università fra mezz’ora!»
Dalla stanza arrivò un mugolio di dissenso e poi silenzio. Axel aprì la porta e, con i gesti di chi aveva già fatto la stessa cosa innumerevoli volte, si diresse verso la finestra per spalancare le tende. Passando, afferrò l’angolo del piumone e glielo strappò di dosso.
«Va bene, papino, ho capito. Mi alzo.»
Uscirono con soli cinque minuti di ritardo.
«Polizia a parte, ieri è stata una figata! Ho conosciuto una ragazza meravigliosa, credo fosse amica di Chantal: piccolina, magrissima ma con dei capelli neri lunghi fino al fondoschiena. E una bocca da favola.»
«Simpatica?» chiese Axel, conoscendo già la risposta.
«Non ne ho idea, avremo scambiato sì e no dieci parole. Però quella bocca… ci sa fare meraviglie.»
«Do, fai schifo. Almeno sai come si chiama?»
«Sì, certo che lo so,» rispose l’amico offeso. «Kitty. O era Ketty? Caty? Insomma, qualcosa del genere.»
«Un giorno troverai una ragazza che ti farà ballare al suo ritmo, Do, e allora riderò.»
«Mai, amico mio, la vita è troppo breve per fossilizzarsi su una fanciulla sola. Meglio cogliere di fiore in fiore, dai retta a me. Tu fai troppo il difficile, te lo dico sempre. Cosa vuoi fare, arrivare vergine al matrimonio?»
Axel non rispose, anche perché cosa avrebbe potuto dire? Quasi nessuno aveva idea della sua sessualità, solo Yaela. Ogni tanto adocchiava qualche bel ragazzo in giro per l’ateneo ma si limitava a quello: guardare. E anche così si sentiva… non proprio in colpa, ma di sicuro a disagio. Preferì cambiare discorso: «Dai, io scappo a inglese che la Foss è terribile con chi entra a lezione iniziata. Ci vediamo a pranzo.»

 

***

 

L’aula di letteratura era già piena, alcuni ragazzi erano appoggiati al muro, altri si erano seduti sui termosifoni e sui gradini. Per fortuna, la professoressa Foss non era ancora arrivata e Axel si diresse verso la ragazza bionda che si stava sbracciando in quinta fila.

«Yaela! Grazie di avermi tenuto il posto. Come va?»
«Ciao Axel!» disse lei, spostando la giacca per lasciarlo sedere. «Come mai oggi sei in ritardo?»
«Vediamo se indovini…»
Lei fece una risatina squillante che le illuminò gli occhi castani. «Colpa del tuo amico?»
«Colpito e affondato. Ascolta, hai già iniziato la tesina per fine anno che ci hanno assegnato venerdì?»
«No, però ci ho pensato un po’. Se ti va, potremmo concentrarci su Tolkien e come ha influenzato lo sviluppo del fantasy moderno.»
Ti va di fare coppia con me? Certo, volentieri. Sorrise. Era assurdo come Ela sapesse sempre anticiparlo. Era veramente carina, simpatica, intelligente e dolce. Se fosse stato etero ci avrebbe fatto un pensierino.
«Con Tolkien è impossibile sbagliare,» assentì.
Decisero di vedersi da lui nel pomeriggio.

 

***

 

Quando suonò il campanello, Axel prese Dorn per un braccio. «Ascolta, sta arrivando una mia amica, dobbiamo studiare. So che è difficile ma ti prego di non fare il cretino.»

«Croce sul cuore potessi morire!» rispose l’amico facendo il gesto sul petto per poi alzare due dita.
«Ecco, appunto.»
«Scherzo, vi lascio in pace tanto devo fare un po’ di pesi poi esco a correre. Voi divertitevi,» disse l’amico facendogli l’occhiolino e chiudendosi la porta alle spalle.
Discutere con Yaela era sempre stimolante, la ragazza aveva una mente acuta ed elastica, vedeva collegamenti che Axel non notava e nonostante l’indole tranquilla argomentava le sue opinioni con passione. Lui era più logico, sistematico, preferiva andare a fondo su ogni aspetto e aveva un sesto senso nell’individuare schemi e stereotipi comuni ai vari autori.
Tenendo fede alla sua parola, Dorn uscì dalla stanza solo un’ora dopo, già vestito da jogging, con i pantaloncini corti e la maglietta da football che indossava solo per far colpo su eventuali fanciulle innocenti.
«Fate largo al dio Thor mentre si appresta al suo allenamento quotidiano.»
La ragazza si voltò a guardarlo e Axel vide l’amico bloccarsi e iniziare a balbettare. «Sì, ecco, beh… no, scherzavo. Io adesso devo…»
«Devi essere Dorn,» disse lei tendendo la mano. «Ax mi ha parlato molto di te. Io sono Yaela, una sua compagna di corso, frequentiamo insieme letteratura inglese.»

 

Dorn

L’amica di Axel era la ragazza più bella che Dorn avesse mai visto. I capelli biondi le cadevano in morbide onde che sfioravano le spalle, gli occhi da cerbiatta erano contornati da ciglia lunghissime e folte, le labbra sembravano morbide e dolci. Era magra ma non troppo, il seno che premeva contro il maglioncino sembrava perfetto per le sue mani. E in più aveva un’aura di purezza a cui non era abituato. Certo che Axel aveva tutte le fortune…

Dorn la salutò con un sorriso, scambiò un paio di frasi di rito e uscì con un’ultima raccomandazione all’amico: «Mi raccomando con la principessa! Non fare nulla di ciò che farei io!»
Quando tornò dalla corsa, scoprì che Axel e Yaela avevano deciso di rivedersi tutti i film del Signore degli Anelli, partendo col primo quella sera stessa.
«Allora, ti unisci a noi? Prendiamo una pizza.»
«Certo. Per me una quattro stagioni. Ax, evita la marinara oggi, troppo aglio rovina l’atmosfera.»
Al primo trillo del cellulare, Yaela scattò in piedi, corse al divano e armeggiò nella borsetta. Recuperato il cellulare si voltò verso di loro.
«È mia mamma, torno subito!» disse prima di sparire in corridoio.
Appena Yaela si allontanò, Axel lo prese in disparte.
«Ma sai che sei cretino! Ela è un’amica. A-mi-ca.»
«A-mi?»
«Perché non chiami Kitty-Ketty-Caty invece di dar fastidio a me?»
«Stai scherzando? Dai, ordiniamo da mangiare…»
Più tardi, seduti sul divano a guardare gli hobbit, Gandalf e il resto della compagnia sfuggire ai Nazgul di Sauron, si scambiarono commenti e battute. Lui faceva lo stupido come sempre anzi, più del solito, per far colpo sulla bella compagna di corso di Ax ma più provava a essere divertente, più Yaela diventava taciturna. Quando Axel propose una pausa per prendere del gelato la ragazza annuì.
«Vado io!» disse saltando in piedi. Gli diede un colpetto sul braccio e aggiunse: «Vieni, fammi vedere dove tenete le coppette.»
Dorn sorrise ad Axel e bisbigliò: «Che ci vuoi fare. Il mio fascino è irresistibile.»
Ax si portò le mani al cuore e finse di mandargli un bacio.
«Ma sei scemo o cosa?» lo aggredì la ragazza appena furono soli. «Perché fai così, non siete amici?»
Preso in contropiede, Dorn riuscì solo a rispondere con un: «Così come? Che ho fatto?»
«Continui a fare battute cretine su di noi, sulle tette di Arwyn e sulla sessualità di Legolas. Cosa sei, omofobo? Non è come se tu non sapessi che Ax è gay, no?»
«In effetti no,» disse il diretto interessato dalla porta. «Almeno non fino a un secondo fa.»
Dorn guardò prima l’una poi l’altro: «Lui cosa? Cioè, davvero? Non che… ma perché non me lo hai mai detto?»
Axel si era già allontanato, sbattendosi la porta della cucina alle spalle.
La ragazza era rimasta impietrita: «Io pensavo che… mi ha detto che sei il suo migliore amico, ero convinta che lo sapessi. Non volevo rivelare il suo segreto, credimi.»
«Temo che adesso sia un po’ tardi per pentirsi,» rispose.
«Devo scusarmi con lui… E anche con te. Ti ho aggredito senza motivo, cioè hai fatto un sacco di commenti stupidi e politicamente scorretti ma…»
«Sai, forse dovresti fare un po’ di pratica con le scuse, non ti riescono molto bene.»
Lei arrossì e riprovò: «Mi dispiace così tanto, davvero. Vado a cercare Ax…»
Dorn scosse la testa. «È meglio se per oggi lo lasci in pace, è il tipo che deve stare da solo per sbollire e rimettere in prospettiva le cose.»
Appena la ragazza fu uscita anche Dorn tornò in camera sua: al momento non lo aveva lasciato trapelare ma era rimasto ferito dal comportamento di Axel. Come aveva fatto notare Yaela, erano migliori amici, perché non gliene aveva mai parlato?

 

Axel

Seduto sul letto con la testa fra le mani, Axel rifletteva su quanto facesse schifo la sua vita. Era un dannatissimo secchione represso. A ventitré anni non aveva mai avuto uno straccio di relazione seria, il suo migliore amico aveva appena scoperto che era gay da quella che pensava essere la sua fidanzata. Che poi, se c’era qualcuno di etero al mondo quello era Dorn. Cosa avrebbe pensato? Non sapeva nemmeno se l’amico sarebbe stato più schifato perché aveva scoperto che era omosessuale o più incazzato perché gli aveva mentito per anni.

Quindi ora aveva ufficialmente fatto coming-out? Oppure outing? Era stato lui a dirlo a Yaela ma Ela a farlo sapere a Dorn. Erano in tre, compreso lui, a sapere che era gay quindi forse non era né l’uno né l’alto. Ancora.
Dorn lo avrebbe detto a tutti? Non sapeva nemmeno lui cosa avrebbe preferito. Da una parte voleva pregare l’amico di mantenere il segreto, era più sicuro continuare così, più tranquillo. Dall’altra era stanco di nascondersi, di fingere. Forse era destino… Un destino che non riusciva affatto a immaginarsi. Certo, non era tipo da gay bar o cose simili, le storie lampo da una sera o massimo una settimana non facevano per lui, le lasciava volentieri all’amico: il sesso era una cosa da condividere con qualcuno di speciale.
Si lasciò cadere all’indietro sul materasso e coprì gli occhi con un braccio. Che situazione del cavolo.